Bergamo scende in piazza per “la vera sicurezza: lavoro, casa, diritti, partecipazione e solidarietà”

Bergamo – Anche quest’anno, il 10 ottobre ricorre un importante appuntamento nello scenario nazionale della lotta per il diritto all’abitare: la giornata “Sfratti Zero”. Numerose città in questa occasione lanceranno iniziative per ribadire il diritto fondamentale di tutti e di tutte ad avere una casa, contro la tendenza sempre più diffusa tra le politiche comunali, provinciali, e in generale nazionali, di chiudere occhi e orecchie di fronte all’emergenza abitativa che colpisce tutte le città del territorio italiano.

Anche Bergamo, che negli ultimi anni ha visto prendere piede una politica territoriale sempre più escludente, parteciperà alla giornata cercando di allargare il focus dal discorso sul diritto all’abitare alla più ampia questione del ‘diritto alla città’, andando così ad analizzare e contestare la politica che sotto slogan di ‘sicurezza’ e ‘decoro’ allontana le problematiche al posto di risolverle, nel tentativo vano di renderle invisibili. Il corteo cittadino si terrà domani, sabato 13 ottobre, con ritrovo alle ore 14:30 alla Prefettura di Bergamo, in via Tasso.

Quella che si sta verificando in città, come in tanti altri centri italiani, è una trasformazione urbana radicale, che coinvolge l’edilizia pubblica e l’abitare, ma non solo: a partire dalle grandi costruzioni private in corso d’opera, passando dal famigerato tema della sicurezza che prevede telecamere in ogni dove, arrivando poi al degrado e al contrapposto e opinabile “decoro” che escludono, secondo parametri soggettivi, elementi scomodi all’immagine della città, il territorio cambia totalmente il proprio aspetto senza il consenso e la partecipazione dei propri abitanti, a favore di una città-vetrina invitante per il turista e per il ricco imprenditore.

IL DIRITTO ALLA CASA

Nel 2017 le sentenze di sfratto nella bergamasca sono state circa 438, e sono tantissime le famiglie che hanno fatto richiesta di casa popolare. Abbiamo già parlato lo scorso gennaio delle condizioni del bando per alloggi ERP, per cui famiglie composte da più di tre persone si trovavano impossibilitate anche solo a presentare la richiesta e venivano così escluse a priori dalle graduatorie per ottenere una casa popolare. Mancata a piè pari la promessa di un secondo bando previsto per la primavera del 2018 in cui sarebbero stati coinvolti i fantomatici nuclei familiari numerosi, il nuovo bando ERP, molto recente, mette a disposizione per l’anno a venire 100 appartamenti più capienti, sicuramente non sufficienti a soddisfare, se non in minima parte, le numerosissime richieste, escludendo così per l’ennesima volta moltissime persone dalla possibilità di ottenere un tetto sopra la testa.

Le occupazioni abitative in Italia, come quella di via Monte Grigna nel quartiere di Celadina a Bergamo, che nascono proprio per tamponare questa disastrosa emergenza che affligge interi nuclei familiari e singoli individui, sono diventate uno dei nemici numero uno dell’ ”illuminato” Matteo Salvini. E’ notizia di settembre, infatti, la comunicazione inviata dal Ministro dell’Interno alle prefetture di tutta Italia di censire e dunque sgomberare al più presto le occupazioni abusive di immobili, dimostrando una totale cecità di fronte al ruolo fondamentale che queste esperienze in tutto il territorio stanno rappresentando da anni. Non soddisfatto, il nostro ministro ha lanciato inoltre il Decreto Sicurezza, al fine di inasprire ancora di più le misure cautelari nei confronti non solo degli abitanti delle occupazioni abitative, ma anche di coloro che fanno parte di movimenti politici e di spazi sociali, e di persone che esprimono la propria solidarietà con queste esperienze. Abbiamo avuto la spiacevole occasione di vedere i violenti effetti di questi provvedimenti già in numerose città, tra cui Roma e Milano: uomini, donne e bambini sono stati sbattuti per strada dalle forze dell’ordine in assetto antisommossa, in nome di quella discutibile legalità che toglie alle persone un tetto sotto il quale dormire, mangiare, vivere. Senza menzionare le ripercussioni legali e penali che queste persone dovranno affrontare. Il tutto è accaduto e continua ad accadere in contemporanea ad una politica della casa che non accenna a migliorare. La repressione avanza, mentre l’emergenza non si risolve.

Tornando ad affrontare la questione del diritto all’abitare in relazione alla città di Bergamo, non possiamo non parlare dell’aumento di richiesta di alloggi da parte degli universitari fuori sede e della tranciante presenza del sempre più popolare fenomeno dell’Airbnb. In seguito alla costante crescita del numero di iscritti all’Università di Bergamo e alla conseguente crescita della richiesta di alloggi studenteschi, ad ora corrispondente a 347 domande, il rettore Reno Morzenti ha lanciato un appello ai privati al fine di mettere a disposizione gli appartamenti sfitti, in attesa della fine dei lavori di riqualificazione dell’ex caserma Montelungo. L’edificio, i cui lavori renderanno inagibile la struttura ancora per diversi anni, diventerà un futuro campus universitario capace di ospitare 200 studenti.  Ad ora il problema della difficile ricerca di abitazioni da parte degli studenti fuori sede persiste ed è addirittura in aumento.

Se si vuole parlare del fondamentale diritto all’abitare in relazione alla realtà universitaria, a Bergamo e non solo, non si può non tener conto della pesante influenza giocata sul mercato immobiliare da tutti quei privati che decidono, nell’ottica del guadagno, di mettere a disposizione il/i proprio/i appartamento/i solo per soggiorni Airbnb. Nato per venire in contro al viaggiatore dalle scarse disponibilità economiche, e al proprietario di casa medio che, tramite la conveniente opportunità di subaffittare ‘low cost’ una parte di casa, ha l’occasione di arrotondare le entrate mensili, il sito americano mostra dopo poco tempo dalla nascita la sua vera faccia, quella imprenditoriale. E’ un effetto comune infatti che, nelle medio-grandi città, i proprietari di casa preferiscano, in quanto più redditizio, mettere a disposizione l’appartamento o una stanza su Airbnb, piuttosto che affittarla normalmente. Questo processo modifica il mercato immobiliare e svuota velocemente intere parti di città, che iniziano così ad essere abitate da viaggiatori “di passaggio” e non più da abitanti veri e propri.

Come in altre città italiane ed europee, anche Bergamo sta diventando sempre più una città “di passaggio”, spinta ad essere attraversata e consumata soprattutto da turisti, ovvero da fonti di guadagno. Ed è proprio il guadagno il fine ultimo di molti hosts a Bergamo: se Airbnb nasce come economica alternativa ai classici Bed And Breakfast e hotels, diviene poi in realtà una finta ospitalità trattata con un’ottica imprenditoriale, volta quindi al profitto, contando inoltre che numerose persone si rivolgono al portale non per sostare in una città giusto poche notti, ma anche per periodi ben più lunghi.

Secondo la media calcolata da AirDna, sito di statistica sull’andamento di Airbnb nelle città del mondo, a Bergamo una persona che vuole usufruire del servizio di Airbnb spende circa 70 euro al giorno, fino ad arrivare a superare addirittura i 300 euro se si arriva nel cuore del centro città, o in città alta. Sono 818 gli affitti attualmente attivi, per 436 hosts (coloro che mettono a disposizione la proprietà), di cui il 65% multi-listings, ovvero con più di una stanza o di un appartamento messo a disposizione. La crescita è stata esponenziale dal 2010 ad oggi, con una crescita annuale del 57%, cifra che denota la spaventosa tendenza imprenditoriale del servizio.

“SMART CITY IS FOR RICH PEOPLE”

Il processo di turistificazione che sta avvenendo a Bergamo così come in altri centri urbani consiste in una modifica radicale della città in base ai bisogni dell’industria turistica, in continua espansione con l’aumentare degli iscritti all’Università, anche di provenienza straniera, e con il costante ampliamento dell’aeroporto di Orio al Serio. Il cambiamento da città che viene vissuta e che dunque deve per forza di cose tener conto dei reali bisogni dei suoi abitanti (di tutti i suoi abitanti), a città che viene utilizzata in nome del profitto è, dunque, attualmente in corso. E per questo chiunque, prestando attenzione alle vie che attraversa, o leggendo i giornali locali, non può non notare i diversi progetti in cantiere sparsi per la città. Basti pensare al maxi-parcheggio alla Fara, in città alta, ampiamente discusso e criticato da molti cittadini; ma anche, per esempio, all’Ex Ote, a Redona, dove verrà costruito il polo dettato dal progetto “Chorus Life” . I privati che mettono mano al portafogli per investire in città e, dunque, per guadagnarci, non sono pochi, e i progetti troppo spesso non rispondo realmente a delle istanze dei cittadini. La domanda che molti e molte si pongono è: per chi sono le grandi opere in costruzione? Chi necessitava davvero di un polo come quello che sorgerà a Redona, chi necessitava realmente di un parcheggio che deturpa le mura di Città Alta, da pochi mesi ormai patrimonio UNESCO e ora al centro di un acceso dibattito proprio sul tema? Probabilmente non chi quei territori li vive ogni giorno, e che quindi più di chiunque altro dovrebbe avere un ruolo rilevante, decisivo, nelle decisioni che su quei territori vengono prese.

E invece il concetto di “partecipazione” pare sconosciuto all’amministrazione comunale, che organizza incontri pubblici al fine di informare la città dei cambiamenti che sconvolgeranno il suo volto nei prossimi anni, senza chiedere niente a nessuno, ma semplicemente presentando progetti per la maggior parte già approvati in via definitiva o quasi, prendendo atto di eventuali malcontenti e proteste senza però prestar loro attenzione e senza prenderle in considerazione, annuendo e poi passando oltre. Lo sa bene il comitato NoParkingFara, per esempio, che si vede inascoltato da quando ha iniziato la sua protesta per fermare il parcheggio, o almeno per chiedere chiarimenti e delucidazioni riguardo fatti ombrosi, non trasparenti, senza ottenere risposta dall’amministrazione, se non qualche commento stizzito perché infastidita dal fatto che dei cittadini si presentassero in consiglio comunale, momento pubblico, che dovrebbe essere quello più giusto per un dialogo tra cittadini e istituzioni. E che, invece, diventa l’occasione per espellere i cittadini dai processi politici e decisionali che coinvolgono la città e chi l’abita.

I progetti in cantiere a Bergamo sembrano essere fatti apposta per cavarne un profitto, e per non poter essere utilizzati da tutti e da tutte. Se si pensa all’Ex Ote, appunto, ci si scontra con la realtà dei fatti: gli abitanti di Redona, con ogni probabilità, non usufruiranno della SPA di lusso che sorgerà all’interno del nuovo centro, né saranno tra i maggiori consumatori dei costosi ristoranti al suo interno. Chi ha i soldi potrà vivere nella nuova Bergamo, nel suo nuovo centro dorato, mentre chi di soldi non ne ha sarà sempre più relegato ai margini della città.

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