Brexit e Gori: la politica e “l’elettore scomodo”

Mentre i mercati scivolavano nell’abisso e in Unione Europea scattava il panico, all’indomani della Brexit il sindaco di Bergamo Giorgio Gori ha deciso di postare e di rendere pubblica “un’analisi lucida” in un tweet: «Elettori disinformati producono disastri epocali. Per votare servirebbe l’esame di cittadinanza ‪#‎Brexit».

http://www.ilpost.it/2016/05/25/democrazia-voto-ignoranti/

Centoquaranta caratteri che hanno innescato una moltitudine di reazioni (per lo più critiche) anche all’interno dello stesso PD bergamasco: da chi, eufemisticamente, l’ha definita «non un’idea brillante», a chi l’ha letta come un segnale di delusione per il risultato del voto, a chi nell’opposizione vi si è scagliato senza mezzi termini, definendola un fatto gravissimo.

http://bergamo.corriere.it/notizie/cronaca/16_giugno_25/brexit-bufera-tweet-gori-misiani-non-grande-idea-centrodestra-altro-che-democratici-290bd922-3aad-11e6-b85c-bc6373d799ca.shtml

Il polverone alzatosi a Bergamo è arrivato anche sui quotidiani nazionali e pure qui le critiche non sono mancate. Allora Gori ha deciso di spiegarsi meglio e come mezzo ha scelto Facebook, scrivendo un lungo post per affermare che «la democrazia disinformata è una delle malattie più gravi della nostra società».

Potrà risultare una sterile provocazione, ma è curioso che Gori,  fondatore di Magnolia, ex direttore di Canale 5 e Rete 4 possa parlare di informazione. A differenza sua, non staremo ad affrontare il discorso Europa e quale spirito politico ha spinto questo voto; ma è mai possibile che per il sindaco di Bergamo la gente debba ambire, al massimo, a un’approfondita conoscenza civica per poi poter decidere  consapevolmente dove porre una “X“ all’interno dell’urna?  Troppo comodo acclamare il “il popolo” quando vota ciò che ci piace. Tanto si è sempre pronti a puntargli il dito contro, basta soltanto che un referendum non vada nella direzione sperata.

Spiegare così il voto inglese, da personaggio politico che grazie alla rappresentanza ha costruito la propria posizione, paradossalmente dice molto su chi quelle parole le ha pronunciate, o meglio “postate”:  mette in evidenza la distanza sempre più ampia tra rappresentanza politica ed elettorato.  Un gap che esiste, con il quale bisogna fare i conti e che si rileva, elezione dopo elezione, attraverso l’aumento dell’astensionismo.

Verrebbe anche da chiedersi come mai il risultato della Brexit susciti tale indignazione nel sindaco, mentre non è stato speso neanche un tweet sulle ultime amministrative, che hanno anche coinvolto Milano. Sala è diventato sindaco con 101mila voti in meno rispetto al suo predecessore Pisapia, grazie al 45,4% di elettori che hanno deciso di non scegliere:  affluenza al 54,6%, il peggior dato di sempre.

Questo tipo di “inconsapevolezza”, questo disinteresse attutisce la caduta del PD, i cui iscritti sono passati da 800mila a 500mila in soli quattro anni. Quindi un grazie a chi rinuncia, vergogna a chi vota come non ci piace.

Quei 140 caratteri non sono “una provocazione” ma un’idea, chiara e precisa, di quale sia il ruolo dei cittadini: elettori passivi, destinati a compiacere le scelte di un leader, dazio essere tacciati di ignoranza. Ma c’è dell’altro: l’idea di tagliare fuori dal processo di rappresentanza gli elettori disinformati rivela come di riappianare il gap tra politica ed elettorato non ci sia intenzione. Anzi: un esame di cittadinanza per accedere al diritto di voto trasformerebbe il gap in abisso. Che, visto quanto va forte il Partito democratico da quando c’è un elevato astensionismo, potrebbe addirittura essere funzionale. Esagerati? No. Perchè è questo lo sguardo attuale della dirigenza verso un cittadino. Da molti non è concepito che il distacco dalla politica dipende anche da questa differenza creata dai governi nazionali e locali.
Su una cosa il sindaco ha ragione: 140 caratteri non fanno un discorso. Ma il suo tweet iniziale lasciava pochi dubbi, tanto che a pensare a un restringimento del suffragio universale sono state anche firme autorevoli del giornalismo politico.

http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2016/06/25/keepcalm-and-give-us-back-our-in democracy/

Rileggendo il post si percepisce quella distanza che permette sottilmente di delineare due semplici ma attuali categorie: chi comanda e chi è comandato. Proprio di chi è “comandato” si parla, con un astensionismo in ascesa. Persone che scelgono di non prendere parola, o al massimo di votar “contro”. Una scelta non “ignorante” o di “protesta”, ma di rottura e contrasto. Una rottura consapevole? Si e no, ma sicuramente spinta da un qualche sentimento di rivalsa.

Una rivalsa che non sta nei parametri di Gori o di qualche altro politico. Una rivalsa con la quale bisogna scontrarsi e di cui capire le istanze. Non certo tacciando i cittadini di “ignoranza”.

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