Cosa c’entrano le condanne per il crack del credito fiorentino con l’ex Una Hotel di Bergamo?

Bergamo – La scorsa settimana la corte d’appello di Firenze ha emanato una serie di condanne per il crack del Credito Cooperativo Fiorentino, la banca diretta per vent’anni da Denis Verdini, senatore del PDL tra gli artefici del “patto del Nazareno” tra Renzi e Berlusconi.

Verdini è stato condannato in secondo grado a sei anni e dieci mesi, con l’accusa di aver finanziato per anni – in maniera illecita e senza i dovuti controlli – varie società riconducibili a suoi amici e collaboratori, mettendo in piedi un vero e proprio sistema basato su operazioni finanziarie fittizie tra la banca e le aziende coinvolte, appropriandosi inoltre di contributi statali non dovuti anche nel campo dell’editoria.

Il senatore pratese, ovviamente, non è che il personaggio di maggior rilievo tra gli altri imputati, fra cui c’è anche Riccardo Fusi, amico d’infanzia di Verdini, manager di successo a capo di varie società tra cui il colosso toscano delle costruzioni BTP, condannato a cinque anni e dieci mesi. Secondo i giudici, Fusi ricevette da un pool di banche oltre duecento milioni di euro tramite una serie di partecipate della BTP, falsando bilanci, dirottando i finanziamenti con operazioni infragruppo, effettuando finti acquisti o sovrastime dei suoi immobili.

Ma cosa c’entra tutta questa vicenda con Bergamo? Molto, purtroppo. Una delle aziende di Fusi coinvolte nell’inchiesta è infatti l’Una Hotels, proprietaria di strutture alberghiere in tutta Italia, tra cui anche l’ex Una Hotel di Via Borgo Palazzo, nel quartiere della Celadina.

Abbandonato ormai da oltre dieci anni, l’edificio conta 20.000 metri quadrati di superficie, 130.000 metri cubi costruiti, un totale di 7 piani fuori terra più 2 piani di parcheggi interrati per 750 auto; sin dalla sua costruzione, nel 1994, il Pantheon (questo era il suo primo nome) avrebbe dovuto avere negozi e centri commerciali, una struttura alberghiera a 4 stelle con vasche idromassaggio e sala conferenze, oltre a vari sistemi di sicurezza, facciate ventilate, sistema di scale mobili e di ascensori panoramici. Tra acquisto del terreno, oneri di urbanizzazione e costruzione del complesso, i costi totali furono di circa sessanta miliardi di lire.

Ma il progetto del Pantheon non decollò mai: i due piani di area commerciale rimasero in buona parte vuoti e furono chiusi definitivamente nel 1998. La struttura alberghiera venne invece venduta alla società Una Hotels di Riccardo Fusi proprio grazie ai finanziamenti illeciti accertati dalla sentenza, e venne chiusa definitivamente poco tempo dopo.

Nel marzo 2015 Unipol vince la gara per acquisire l’Una Hotels insieme a tutti i suoi immobili alberghieri, compreso quello di Via Borgo Palazzo, con un’operazione da 300 milioni di euro e creando il gruppo Una Hotels and Resorts, che ad oggi è tra i più grandi in Italia nel settore alberghiero, con oltre 50 strutture e un fatturato di oltre 170 milioni di euro. Nonostante ciò, sin dal momento dell’acquisto, la società continua a ritenere improduttivo l’investimento per adeguare l’immobile di Bergamo.

In conclusione, nonostante le sue enormi potenzialità, non c’è alcuna prospettiva per l’ex Pantheon, se non quella di soffocare nella polvere creando degrado a tutto il quartiere. Intanto tutt’attorno si continua a consumare suolo pubblico, come nel caso del nuovo Esselunga sorto qualche mese fa a pochi metri di distanza dal centro commerciale abbandonato. Chissà per quanto tempo ancora l’enorme cattedrale nel deserto continuerà a svettare desolata sulla via, a monito dell’ennesimo caso di speculazione finanziaria portato avanti da affaristi potenti e senza scrupoli, spesso legati al mondo della politica istituzionale, ai danni delle comunità locali e delle nostre città.

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