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Gli sciacalli della Lega tra cattiva amministrazione e propaganda

Editoriale – Nell’ultimo periodo, la questione dei migranti è tornata di nuovo alla ribalta nel dibattito politico: chi per fini elettorali, chi per buonismi strumentali, sono in molti a rendere il migrante oggetto di risentimento sociale, nonché sponda elettorale per partiti che fanno del populismo la loro matrice politica.

La costruzione politica e mediatica di un’emergenza immigrazione produce consenso politico in un contesto sociale frammentato e in fasce della popolazione sempre più impoverite e insicure. L’emergenzialità di un fenomeno, in realtà strategicamente sovrastimato, diviene immediatamente costruzione sociale di un soggetto, l’immigrato, emblema di marginalità, delinquenza e degrado.

In accordo con questo contesto nazionale, anche a Bergamo, il quartiere di Celadina è stato il terreno dove strumentalizzazioni politiche hanno preso piede in due diversi momenti, il 16 novembre e il 6 dicembre. In entrambi i casi, il dibattito e la polemica sono stati scatenati dal partito di Salvini, la Lega Nord. Nella prima occasione, la polemica si è innescata a seguito dello spostamento di profughi nella parte inutilizzata della casa di riposo di via Gleno.

Leggendo il comunicato scritto da Daniele Belotti, segretario provinciale della Lega, in occasione del presidio, saltano all’occhio il basso livello utilizzato nelle argomentazioni e le continue contraddizioni di un discorso che procede unicamente per slogan: tasse degli italiani, soldi agli italiani.

La semplificazione di un argomento in realtà molto complesso, come quello dei processi migratori, mediante la riduzione ad una contrapposizione tra un noi e un loro, fa presa sia per la semplicità con cui vengono date risposte nette a bisogni tangibili, sia per l’immediatezza del nesso causa-conseguenza: i problemi inerenti al lavoro, alla casa, alla mancanza di una struttura di welfare adeguata sono tutte questioni imputabili alla presenza migrante nel paese, che ‘’ruba denaro dalle casse statali’’.

La verità è un’altra, come è stato più volte denunciato: l’accoglienza è diventata un vero e proprio business per gli enti accreditati, ai quali viene corrisposta una somma di denaro (35 euro) per ogni migrante. Se si pensa che, quando Maroni era ministro degli Interni, la quota ammontava a 46 euro, si può toccare con mano la coerenza politica del partito leghista.

Viene naturale chiedersi allora perché il presidio della Lega sia stato organizzato sotto il luogo dove i profughi vengono ospitati, invece che sotto l’ente che sull’accoglienza ci specula: è chiaro che criminalizzare soggetti che subiscono un meccanismo è un esercizio di pura propaganda mediatica e politica.

Che la gestione dei flussi migratori rappresenti in realtà un indotto economico elevato è stato ampiamente dimostrano dalle recenti indagini nella capitale che hanno colpito, tra gli altri, anche l’ex sindaco di Roma Alemanno: da questa vicenda, emerge una rete fitta composta da politici, fascisti e mafiosi legati da interessi comuni, tra i quali la speculazione politica delle situazioni di degrado ed economica sulla gestione dell’accoglienza dei migranti.

In questo contesto di vuoto politico delle periferie che circondano la capitale, è stato semplice aizzare una lotta tra poveri, strumentale a distogliere l’attenzione dagli interessi economici relativi al business dell’accoglienza.

Mediante la sua propaganda, la Lega si dimostra sempre abilissima a distogliere l’attenzione dalla sua cattiva amministrazione e dai numerosi scandali che la attraversano.

Gli esempi a questo proposito sarebbero innumerevoli; ci limitiamo a ricordare la frana che ha isolato per un anno la val Serina, in quanto in questo caso il partito leghista ha avuto responsabilità politiche ad ogni livello. Infatti l’anno di immobilismo politico sembra imputabile in toto al partito di Salvini; la Lega Nord appare infatti l’attore monopolista nella catastrofica gestione di questa emergenza: leghista è la Regione che ha reperito le risorse economiche, la Provincia che ha competenza sulla strada, la Comunità Montana, il Comune interessato e pure il Responsabile Unico del Procedimento. Al di là dei facili slogan, dunque, anche in questo caso i fatti hanno mostrato un’incapacità strutturale nella gestione del territorio, evidentemente in contrasto con i proclami elettorali.

A livello nazionale, invece, con l’abbandono delle vecchie specificità leghiste (l’acqua del Po, il ‘celodurismo’, ‘roma ladrona’, padroni a casa nostra ecc.), la leadership di Salvini fa l’occhiolino all’ estrema destra di Casa Pound.

La volontà politica di riprodurre un fronte esteso della destra italiana, seguendo il modello del Front National di Le Pen, è evidente: con il crollo del sistema politico che sul berlusconismo faceva da perno, si è aperta una voragine politica, di cui hanno risentito in misura maggiore i partiti di centro-destra. Proprio in questo vuoto politico, i sentimenti di razzismo e xenofobia possono tornare utili a racimolare i consensi di un elettorato scomposto, come ben dimostrano sia il corteo dello scorso 18 ottobre a Milano, con un’alta partecipazione di Militanti leghisti a braccetto con pochi di Casa Pound, sia i recenti risultati elettorali in Emilia-Romagna, dove, pur riconfermandosi come primo partito quello dell’astensionismo, la Lega Nord riesce a ricomporre un pezzo dell’elettorato di centro destra.

Il discorso della Lega, utilizzando facili binomi che contrappongono un ‘’noi’’ fantomatico e un ‘’loro’’ indefinito, produce e alimenta sentimenti razzisti che si insinuano in fasce della popolazione: ne è un esempio l’annuncio di lavoro dell’Artigianpiada, che richiedeva espressamente un commesso italiano.

La rappresentazione di un ‘’noi’’ come italianità monolitica e immutabile è una falsità, non è mai esistita una cultura o un’ etnia impermeabile a ibridazioni provenienti dall’esterno, soprattutto oggi in un contesto dove la tendenza è quella di una società sempre più multietnica e meticcia. Lo stesso discorso vale per la rappresentazione di un ‘’loro’’, una rappresentazione di una diversità e di un’alterità per forza pericolosa e minacciosa.

Il migrante diviene quindi un pericolo per la società e per le tradizioni culturali, come è successo sabato scorso ancora una volta nel quartiere di Celadina. In questo episodio la Lega, nella persona di Matteo Salvini stesso, alza un polverone in un fatto di cronaca locale banale. Strumentalizzare una questione interna ad un istituto scolastico per porsi come salvatore delle ‘’tradizioni’’ culturali minacciate dall’’’invasione’’ straniera è chiaramente una speculazione politica.

In questa occasione, come nelle altre qui sopra descritte, il discorso leghista tende a costruire un artificio sociale, la figura dell’’’immigrato’’, attraverso il quale cristallizzare insicurezze e risentimenti sociali diffusi, che si traducono in istanze securitarie sempre più pressanti.

In nome della sicurezza vengono applicate delibere comunali con un livello di discriminazione razziale allarmante. E’ sufficiente pensare ai comuni di Telgate e Bolgare, che hanno aumentato la tassa di idoneità alloggiativa, sostenuta solo dalla componente migrante della società. Ultima in ordine temporale, l’ordinanza anti-ebola emanata sempre dal sindaco Sala di Telgate.

La contrapposizione tra noi e loro viene meno nel momento in cui si vanno ad analizzare le condizioni materiali della popolazione appartenente alla fascia economica medio-bassa. Al di là di discorsi propagandistici e razziali che tentano di dividere e mettere gli uni contro gli altri, materialmente parlando si registra una convergenza di fatto delle condizioni di vita. Sono identici i meccanismi di sfruttamento del lavoro che colpiscono i soggetti migranti, le seconde generazioni, i cittadini italiani e migranti interni.

Proprio tra questi soggetti, il paradigma neoliberista della Lega non può far altro che tentare di seminare fratture. Dove c’è la solidarietà questo messaggio leghista non può attecchire.

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