L’aeroporto di Orio non nuoce alla salute?

Bergamo – L’aeroporto di Orio “non incide sulla qualità dell’aria di Bergamo e dintorni”: così si legge nella relazione di Arpa Lombardia, del dicembre del 2017. Ma se si pensa alle mobilitazioni e alle proteste in merito da parte dei comitati cittadini, sorge qualche dubbio: davvero l’aeroporto di Orio non è tra le cause d’inquinamento dell’aria che respiriamo? Sicuramente, non è l’unico: ci sono altri fattori e variabili che incidono in modo molto più marcato sulla qualità dell’aria, basti pensare alla vicina A4 e al suo traffico sempre più in aumento.

Ciò che i cittadini e i comitati chiedono da diverso tempo (e che finalmente ha trovato modo di essere attuato) è la Valutazione Ambientale Strategica (VAS), una relazione capace di stabilire quanto una struttura sia realmente impattante sul territorio e che impone limiti di legge al superamento delle soglie d’inquinamento dell’aria, dell’acqua, acustico, della fauna, o dello spreco energetico. L’attuazione della VAS dovrebbe permettere, dunque, di gestire e abbassare il più possibile i parametri che risultano più alti e nocivi per i cittadini, oltre a richiedere la misurazione delle cosiddette curve isofoniche, che stabiliscono quanto rumore può essere effettivamente “spalmato” su un territorio. Tutto questo processo potrebbe incidere sul prossimo cambio delle rotte dei voli.

I comitati cittadini si stanno mobilitando ormai da diversi anni per cercare di risolvere i problemi che colpiscono direttamente le loro vite e i loro territori a causa delle rotte dei voli, innanzitutto l’inquinamento atmosferico e acustico, oltre a quello idrico ed elettromagnetico. Si sono susseguiti diversi incontri pubblici volti a sensibilizzare e informare gli abitanti di Bergamo sulle condizioni dell’aeroporto di Orio al Serio, i cui effetti non ricadono quindi  solamente su pochi quartieri, ma sull’intero territorio: uno degli ultimi nati, in ordine di tempo, è il comitato del Villaggio degli Sposi, che a Marzo ha ospitato un ciclo di incontri sulle ricadute economiche ed ambientali dell’aeroporto.

Il Caravaggio ospita ogni anno più di 12 milioni di passeggeri e il traffico aereo è destinato ad aumentare sempre più nei prossimi anni. Così aumenteranno anche i problemi legati all’inquinamento dell’aria: l’anidride carbonica emessa dagli aerei che si trovano in volo nella stratosfera contribuisce a diminuire lo strato d’ozono. Altrettanto pericoloso è poi l’impatto acustico delle rotte, che può causare, col tempo, disturbi del sonno e dell’attenzione, soprattutto per i più piccoli (ed effettivamente, secondo l’Organizzazione mondiale per la sanità, gli aeroporti non dovrebbero trovarsi vicino a scuole e ospedali).

Ma queste argomentazioni sembrano non smuovere né i vertici di Sacbo né i politici: le obiezioni alle lamentele dei comitati cittadini riguardano spesso la crescita economica che l’aeroporto ha rappresentato e che tutt’ora rappresenta per la città. Ma quali sono le effettive ricadute economiche del Caravaggio per Bergamo? Inutile dire che negli ultimi anni Sacbo ha investito moltissimo sullo sviluppo di questo scalo che, come si legge spesso sui giornali, produce circa il 9% del PIL della bergamasca, grazie ai posti di lavoro occupati direttamente (ad esempio, gli addetti aeroportuali o il personale di volo) e indirettamente (consulenti amministrativi, produttori di gasolio o agenzie di viaggio). Vi è anche un altro tipo di indotto, detto catalizzatore, che comprende tutti quei settori dell’economia locale che possono essere influenzati dalla presenza dell’aeroporto, per esempio il commercio, il turismo e altri investimenti sul territorio.

Secondo questi dati, la situazione sembrerebbe in effetti rappresentare una potenzialità per l’economia del territorio. Ma, a tal proposito, è importante prendere in considerazione due caratteristiche fondamentali che riguardano l’aeroporto. La prima è che il bacino di utenza pare essere principalmente composto dall’hinterland milanese: chi usufruisce più del servizio, e ne beneficia dunque maggiormente, non fa di fatto parte del territorio bergamasco. Il secondo fattore da prendere in considerazione, invece, è che l’83% dei voli del Caravaggio viene gestito dalla compagnia aerea Ryanair, il cui costo del personale è uno dei più bassi d’Europa: spesso i suoi dipendenti vengono assunti con un contratto di un anno attraverso alcune società di Malta, per poi giungere ad un contratto di lavoro secondo la normativa irlandese. I contributi di ogni dipendente assunto in questo modo non vengono versati in Italia, ma in Irlanda (sede legale dell’azienda),  senza un ritorno economico reale per il territorio.

Inoltre, la dipendenza quasi totale dello scalo bergamasco rispetto alla compagnia irlandese, viene garantita a suon di costosi accordi tra la dirigenza di SACBO e i vertici di Ryanair: nel bilancio del 2017 i costi di comarketing (dovuti agli accordi commerciali con compagnie aeree) ammontavano a 33 milioni di euro; a fronte di questa somma, spesso Ryanair ha dimostrato di poter decidere da sola sulle nuove rotte, aumentando il numero dei voli, fino ad arrivare alla trasformazione di Orio al Serio in un hub.

Insomma, i dati confermano che anche dal punto di vista economico lo sviluppo così smisurato dell’aeroporto presenta luci ed ombre: se a ciò aggiungiamo le ricadute (sicure ed accertate, quelle sì) sulla salute, è legittimo chiedersi per quanto ancora rimarranno inascoltati i cittadini.

One Response

  1. dario cangelli
    dario cangelli at |

    ARPA, agenzia tutta di nomina politica, non dà alcuna garanzia di obiettività su questo come su altri problemi

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