Occupato l’Assessorato ai servizi sociali

Bergamo – E’ durata un paio d’ore ieri l’occupazione dell’assessorato ai Servizi Sociali di via San Lazzaro. Un folto gruppo di cittadini, supportati dai sindacati As.I.A. e Unione Inquilini, ha accompagnato il rifugiato politico curdo Haci e la moglie Houria nell’ultimo tentativo di risolvere una situazione che ha dell’assurdo.

La coppia di coniugi, entrambi gravemente invalidi, è sotto sfratto per morosità perchè le loro condizioni economiche non gli permettono di sostenere il costo dell’affitto. La soluzione sarebbe a portata di mano, dato che la Commissione in deroga ha già assegnato loro una casa comunale. L’amministrazione ha però bloccato gli inserimenti negli alloggi, in attesa della pubblicazione della graduatoria provvisoria ERP, che la città attende ormai da 4 mesi.

E’ scaduto il 21 dicembre scorso il termine bando per gli alloggi popolari, ma l’assessorato alla casa non è ancora riuscito a stilare una graduatoria. Il sindacato As.I.A. sottolinea come l’inerzia dell’amministrazione sia disarmante e denoti quanto poco interesse ci sia verso chi ha difficoltà abitative.

Difficile capire quale logica guida l’amministrazione, che invece di procedere immediatamente alla consegna dell’abitazione, opta per spendere soldi pubblici per separare i due coniugi e inserirli in strutture diverse. Questa è la proposta fatta ieri dall’assessore Callioni, che non sembra interessarsi al fatto che i due signori, gravemente malati, siano abituati ad aiutarsi e sostenersi l’un l’altro. Ma le sue dichiarazioni si spingono oltre: “L’alloggio verrà reso disponibile solo fra un mese o due, tempi che, data la situazione molto problematica sulle case, non sono drammatici“. Stupisce che Callioni, visto il ruolo che ricopre, non si sia reso conto che aspettare una casa per l’inerzia del comune è invece veramente drammatico. Haci si è rifiutato di andare in un dormitorio dove non potrebbe curarsi e, esausto da una situazione che mina la sua dignità, ha chiesto ai comitati di non resistere più agli sfratti. La famiglia, stanca e demoralizzata, ha deciso che proverà ad arrangiarsi fino alla consegna delle chiavi. In fondo, sono solo due mesi.

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