Tutta un’altra Pontida

Pontida – 16 giugno 2018: anche quest’anno la mobilitazione antirazzista “PontidAmore” invaderà il pratone di Pontida, storico simbolo delle adunate leghiste. Su quel prato la Lega Nord dal 1990 ha continuato a convocare il suo popolo ogni settembre per celebrare la propria identità, che nel frattempo si è trasformata: dalla Lega contro “Roma ladrona” che odiava i terroni, siamo passati alla Lega dell’#AndiamoAGovernare, dalla Lega antifascista del primo Bossi siamo arrivati all’alleanza con l’estrema destra di Casa Pound. A ogni cambio di rotta l’elettorato si accodava, con qualche mugugno secondario, ma tutto sommato sempre pronto a farsi traghettare verso nuovi lidi.

Dall’indipendenza al federalismo, per poi scordarsi qualsiasi istanza territoriale e riaccreditarsi come forza nazionalista con al centro “gli italiani” invece che la Padania, facendo incetta di voti e tenendo ad ogni tornata elettorale. È la storia del partito più longevo d’Italia che ha saputo sostituire il capro espiatorio, estraendolo dal cilindro della povertà. Il nemico è cambiato, il linguaggio veemente che lo additava a nemico pubblico no: il terrone, il disoccupato, l’albanese, il rumeno, il clandestino, il profugo mantenuto, lo zingaro, il musulmano e così via.

Bisogna ammettere che questa narrazione ha dato i suoi frutti: in un Paese in crisi additare chi sta peggio è un messaggio rassicurante. Il penultimo della scala sociale ha paura di diventare l’ultimo e chi lo aiuta nel distinguersi merita voti e applausi. Non sempre alle parole di odio sono susseguiti i fatti: basti pensare che la Lega al governo consegnava nelle tasche di chi ospitava i profughi 46 euro invece degli attuali 35, ma questi sono particolari che sfuggono alla propria base, troppo concentrata nelle operazioni di discriminazione per potersi permettere il lusso di verificare l’operato dei propri vertici. Una base distratta dall’odio razziale che con difficoltà si rendeva conto che a sperperare il denaro pubblico erano i propri rappresentanti, che a cadere nelle maglie della corruzione erano i propri amministratori. Mentre si gridava “Padroni a casa nostra” era difficile ascoltare le voci che dal Nord, dalla Valsusa, si alzavano contro un’opera inutile come la TAV, che la Lega contribuiva a finanziare dai palazzi romani.

Contro questa Lega sabato 16 giugno si lancerà la sfida dell’antirazzismo, perché “ribadire che non esistono luoghi sacri dove si possano coltivare discriminazione e odio – come scrivono gli organizzatori e le organizzatrici – significa costruire barricate simboliche contro la narrazione della guerra tra poveri, presidi di libertà da cui deviare il sistema verso un orizzonte più equo e includente”. E se non bastassero queste motivazioni, ecco le parole dell’ex ministro Castelli all’indomani del festival dell’anno scorso: “Vengono a profanare un luogo che per noi dovrebbe essere il simbolo della nostra identità”. Anche quest’anno, come nel 2017, il sindaco di Pontida ha pubblicato un’ordinanza con cui si proclama la chiusura di scuole, cimitero e negozi.

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