Siamo tutti sulla stessa barca

Bergamo – Un’azione di disobbedienza morale, una sfida a Salvini, un’Azione Non Governativa, un proponimento che coinvolge molteplici soggetti, un progetto concreto, ovvero “Mediterranea”. La nave, battente bandiera italiana, sostenuta dal contributo materiale e ideologico di varie realtà politiche e culturale, è già in mare, con un obiettivo preciso: monitorare e denunciare gli episodi che causano la morte di migliaia di donne, uomini e bambini, nel silenzio e nella complice indifferenza dei governi italiano ed europei nelle acque del Mediterraneo.

Mediterranea” diviene quindi atto tangibile, materiale, concreto di disobbedienza ad una politica assassina, che ha edificato, costruito, stabilito, prima con Minniti, poi con Salvini, vere e proprie frontiere nel Mediterraneo. Fa riflettere, la recente dura presa di posizione dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite: “Il Governo italiano ha reso quasi impossibile per le navi delle Ong continuare a salvare i migranti nel Mar Mediterraneo. Questo ha comportato un aumento dei migranti che muoiono in mare o che scompaiono” .

Ed allo stesso tempo, afferma una delle promotrici del progetto, Alessandra Sciurba, ricercatrice universitaria, atto di salvezza, non solo per chi in mare rischia di annegare, ma anche per la società che vuole resistere. Atto di salvezza per noi stessi, per chi lotta per i diritti di tutti, per il rispetto del nostro stato costituzionale di diritto, nato, un tempo, sulle montagne, ma che ora occorre far rispettare su quel che è considerata la frontiera più pericolosa del mondo per i numeri di morti fagocitati annualmente dalle sue acque.

Un atto inedito, generato nell’idea che occorra essere là dove la gente muore, vede come armatore un operatore sociale, Alessandro Mertz, si pone come ultima barriera di una deriva che negli ultimi anni ha visto porre sotto sequestro navi che cercavo di salvare vite umane, ha lasciato affogare o fatto affogare chi proveniva dalla Libia, ha progressivamente affibbiato ai marinai delle ONG l’infame titolo di “trafficante”.

Una chiave di lettura, per capire l’importanza di “Mediterranea”, è soffermarsi proprio sullo slittamento semantico prodotto nell’opinione pubblica dalle navi ONG, che nel giro di qualche anno sono passati da essere “soccorritori” all’essere, appunto, “trafficanti”.

Tutto potrebbe partire nell’ottobre del 2013, quando a seguito di due terrificanti naufragi a largo di Lampedusa, l’allora primo ministro Gentiloni aveva gridato “mai più” sulle bare degli annegati e l’Unione Europea aveva dato vita a “Mare Nostrum”. Il progetto, considerato troppo costoso, viene chiuso l’anno successivo con esiti assassini: nel 2015 si contano più di 800 morti, nel 2016 più di 500.

In questo contesto emergenziale iniziano ad operare le prime navi ONG, accolte il un primo momento dal favore dell’opinione pubblica, ma anche dalle stesse istituzioni italiane, con cui collaborano pacificamente.

Il vento cambia nel 2017 però improvvisamente, con l’avvicinarsi delle elezioni politiche, i due partiti che prenderanno il potere, iniziano a sollevare dubbi, avvertono i migranti come un pericolo per la sicurezza, per il welfare, per il benessere comune. Sul lato europeo, l’agenzia Frontex mette in discussione il loro operato e il procuratore della Repubblica di Catania paventa legami fra ONG e trafficanti.

Nell’agosto 2017 viene emanato da Minniti un codice di condotta per le navi ONG. Tale codice sembra redatto per limitare, se non impossibilitare, l’azione di tale navi. Ad esempio, recita che non è possibile trasferire i migranti in un’imbarcazione più grande. Ma non solo, è proprio l’articolo 1 ad suscitare contrarietà: esso afferma che le imbarcazioni ONG devono collaborare con le autorità libiche.

Viene chiesto, in sostanza, di divenire complici del sistema di respingimenti in mezzo al mare. Questo è l’obiettivo politico del governo italiano: implementare le attività di sorveglianza in modo che siano i libici ad assumersi la responsabilità di riportare i migranti sulle loro coste, sfruttando la presenza delle ONG.

Nessuna ONG si è di fatto piegata ad un simile ricatto e due giorni dopo il licenziamento del codice di condotta si è passati al sequestro della nave Juventa e successivamente della nave dell’ONG Open Arms.

Altra situazione volutamente ambigua è il fermo della nave in porto durante le procedure di accertamento dell’identità dei migranti. Qualora questa nave è un mercantile o, più comunemente, un piccolo peschereccio, come ce ne sono tanti a largo di Lampedusa, ciò implica spesso la perdita del carico, provocando danni economici, alcune volte enormi, a compagne e a pescatori: in definitiva, disincentivando qualsiasi salvatggio.

È a questa politica assassina che “Mediterranea” risponde, ricordando innanzitutto che c’è una legge del mare che impone ad ogni imbarcazione di prestare soccorso a chiunque sia in difficoltà. Ma, soprattutto, che contesta una politica fatta di frontiere e respingimenti, una politica che vorrebbe, nelle intenzioni di Salvini, eleggere la Libia a “porto sicuro”, che punisce chi solidarizza con i migranti equiparandoli a chi li sfrutta, che ha deciso di mettere al bando uno dei diritti fondamentali dell’uomo: quello della vita.

Aberrante, ed esemplare, è l’ultimo caso denunciato da “Mediterranea”: l’assalto sul mercantile “Nivin” condotto dalla guarda costiera libica a danno di migranti che non volevano scendere dalla nave perché, dicevano, sappiamo cosa succede in Libia, quali sono le condizioni dei centri di detenzione, come schiavizzate uomini e donne. I migranti erano infatti partiti dalla stessa Libia, ma rimasti in avaria, erano stati soccorsi dalla “Nivin” che li ha riportati a Misurata. Ora, sono ostaggio delle autorità libiche che li ha oltretutto incarcerati con l’accusa di pirateria.

Alcuni dei promotori dell’Azione Non Governativa saranno presenti all’Auditorium di piazza della Libertà venerdì 30. Non è l’unica occasione in cui la provincia ha risposto affermativamente all’invito a partecipare di “Mediterranea”:il Pacì Paciana ha già organizzato un pranzo benefit e Alessandro Metz, armatore della nave, è stato coinvolto in un incontro con gli studenti del Secco Suardi.

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