Bergamo-Bosnia, la rotta balcanica vista da Ovest

Condividiamo qui la testimonianza di un gruppo di uomini e donne che a gennaio, con un carico di vestiti, coperte e viveri, è partito verso Bihac e Velika Kladusa, in Bosnia, in supporto e solidarietà a quelle persone che attraverso la rotta balcanica cercano di superare i confini militarizzati della fortezza Europa.

Bergamo, siamo agli inizi del mese di dicembre 2019. La proposta di far parte di una brigata in supporto alle persone bloccate tra Bosnia e Croazia gira in una chat interna di un gruppo di attivisti politici locale: “Cercano volontari per portare vestiti in un campo profughi in Bosnia, qualcuno vuole aggregarsi?”. I balcani già di per sé, per la tragica storia recente e la già comprovata calda accoglienza della gente, sono una meta affascinante che ci attira sin da subito. Poterli attraversare con un obiettivo urgente come la solidarietà tra popoli ci toglie ogni dubbio. Contattiamo Simona ch,e dovendo desistere da un progetto simile che aveva come meta la Grecia, altro paese lasciato a sé stesso nella gestione delle migrazioni, ha l’idea di supportare i migranti intrappolati fuori dai confini di un’Europa sempre meno accogliente e più intollerante che mai. L’idea è quella di portare vestiti invernali, cibo e medicinali alle persone bloccate sul confine tra Croazia e Bosnia. Prendiamo qualche giorno di ferie per fine gennaio e ci organizziamo. Parte così la raccolta di materiale e soldi in diversi luoghi della città. Piazze, circoli e case. In poco tempo non sappiamo più dove mettere il materiale raccolto.

Il 23 gennaio partiamo. Bergamo-Ključ, 12 ore in un furgone stipatissimo verso il piccolo paese a Nord-ovest della Bosnia, luogo di passaggio verso i confini più a Nord. Qui incontriamo Sanella, volontaria della croce rossa locale, che ci racconta la storia di migliaia di persone che a piedi da Afghanistan, Siria, Pakistan e altri luoghi remoti cercano di raggiungere l’Europa. E che l’Europa non vuole. Preferisce buttare 34,9 miliardi di euro nel ciclo di bilancio 2021-27 (fonte worldfinance.com) in “sicurezza” ovvero droni, armamenti, radar e sensori, piuttosto che cercare di affrontare seriamente un fenomeno migratorio che andrà incrementando anno dopo anno e che sarà impossibile fermare. Invece di gestire un problema, la Fortezza Europa preferisce girarsi dall’altra parte e pagare fior fior di milioni perché la Croazia faccia da cane da guardia ai confini. I nostri soldi buttati nel cesso, i paesi rimasti “fuori” come Bosnia e Grecia lasciati a gestire una bomba sociale, economica, sanitaria e umanitaria, e le persone coinvolte lasciate a sé stesse. Decisamente poco lungimirante e disumano.

Abbiamo l’occasione di parlare anche con le persone che Sanella e altri volontari aiutano quotidianamente. Giovani e giovanissimi tra i 15 e i 30 anni molto simili a noi che, attraverso i social e internet, comunicano e si informano, consci di quello che li aspetta, ma irremovibili al sogno di un futuro più dignitoso. “Aiutiamoli a casa loro” sembra una barzelletta amara visto che molti di loro una casa nemmeno ce l’hanno più, dal momento in cui le terre di origine sono state stuprate da decenni di guerre, carestie e povertà dovute anche alle ingerenze dell’Occidente. Italia compresa.

Lasciamo un po’ di materiale, condividiamo un pasto e gli ultimi abbracci per poi ripartire. Le altre destinazioni sono Bihač e Velika Kladuša, cittadine in prossimità del confine croato. Qui altri volontari e nuovi “viaggiatori” ci raccontano le stesse storie di abbandono, violenza e soprusi da parte dei poliziotti croati e delle decisioni di Bruxelles. Ma qui la situazione è catastrofica. Ci sono tra le 8 e le 10.000 persone in questo momento ammassate da queste parti. Qualcuno sta nei campi profughi gestiti dalle grandi organizzazioni umanitarie che non tutti vedono di buon occhio, tantissimi si arrangiano come possono. Accampati nei boschi o in edifici abbandonati e fatiscenti. Nel pieno dell’inverno balcanico. Con la primavera aumenteranno, e con loro le emergenze a cui Grecia e Bosnia sono ormai abituate. “Questa non è un’invasione, ma la naturale conseguenza di politiche estere assurde” ci dicono. E se il confine Sud d’Europa è diventato una tomba fatta di acqua e sale, sui confini orientali non basteranno muri e armi a fermare chi lotta ogni giorno per un futuro che gli è stato violentemente sottratto.

Ripartiamo verso Bergamo col furgone vuoto e la testa piena di pensieri. Questa è una bruttissima storia, pensiamo, in Europa come in Italia ormai quello che si sente è pura propaganda. Non un politico, da destra a sinistra, con idee concrete per gestire questa situazione, che non è più emergenza, ma quotidianità. Chi paga la Libia per aprire lagher, chi la Croazia per massacrare chi attraversa il confine, chi apre accademie per non si capisce quale integrazione e chi pensa che si possano rimpatriare decine di migliaia di persone. Noi continueremo con la solidarietà e l’autorganizzazione, supporteremo l’accoglienza diffusa sui territori e denunceremo responsabilità e soprusi. Perchè l’Europa non rimanga la fredda fortezza che è diventata.

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