Giornata sfratti zero: un’emergenza che non accenna finire

Bergamo – Ieri era l’ottavo anno che i sindacati degli inquilini lanciano la giornata “Sfratti Zero”. Una giornata che da anni vede come tematica centrale il diritto all’abitare e in particolare lo stop totale agli sfratti senza che questi abbiano un’alternativa dignitosa.

Come in tutta Italia, anche in Lombardia l’emergenza abitativa e gli sfratti non trovano una soluzione reale alle necessità degli inquilini. In particolare a Bergamo e provincia si trascina ormai da diversi anni questa emergenza che grava sulle vite delle fasce popolari.

I dati pubblicati a luglio dal Ministero degli Interni parlano chiaro per quanto riguarda il 2018 in territorio orobico: aumento degli sfratti eseguiti del 59,13% in provincia, e del 73% in città rispetto all’anno precedente.

Anno Provvedimenti di sfratto emessi Richieste di esecuzione (*) Variazione % rispetto al periodo precedente Sfratti eseguiti (**) Variazione % rispetto al periodo precedente
Necessità locatore Finita locazione Morosità /Altra causa TOT Variazione % rispetto al periodo precedente
cap. resto prov. cap. resto prov. cap. resto prov.
2018 0 0 2 45 73 577 697 59.13 2,696 8.23 668 23.25
2017 0 1 1 27 10 399 438 -25.89 2,491 -4.74 542 -3.21
2016 0 0 6 17 7 561 591 -2.48 2,615 0.23 560 -7.44
2015 0 0 0 29 0 577 606 -25.92 2,609 3.16 605 12.04
2014 0 0 4 22 100 692 818 -18.36 2,529 23.07 540 -3.57

(*) presentate all’Ufficiale Giudiziario
(**) con l’intervento dell’Ufficiale Giudiziario
Questo è il link per vederla in immagine

Come si evince dalla tabella, è dal 2014 che l’andamento oscilla, fino ad arrivare al 2018 con 697 provvedimenti di sfratto emessi. Inoltre, sono 668 gli sfratti eseguiti con l’intervento dell’ufficiale giudiziario.

Questo fenomeno non riguarda solo la provincia, ma anche Bergamo città: si è passato nel 2015 dall’assenza di provvedimenti, passando alla decina del 2016 e 2017, fino ad arrivare al 2018, dove la crescita è stata fin troppo rapida, raggiungendo 73 provvedimenti di sfratto.

Osservando i dati emerge che la causa principale di questo fenomeno riguarda la morosità: inquilini che non pagano l’affitto al proprietario. Nel rapporto del Ministero non viene specificata se la morosità sia incolpevole (quando gli inquilini non hanno soldi per pagare l’affitto), ma intervistando i sindacati, emerge proprio questa, come prima causa: la mancata possibilità di riuscire a pagare l’affitto a fine mese.

Nuclei famigliari che sopravvivono con un solo reddito, o con redditi molto bassi che spariscono dopo aver perso il posto di lavoro. Purtroppo è questa la situazione classica riscontrata negli anni: inquilini e famiglie impossibilitati a pagare non solo l’affitto, ma spesso anche le utenze, ritrovandosi così fuori casa, senza una soluzione. Difficile riassumere le molteplici cause che portano a tale situazione, ma su tutte ne spiccano due: la perdita del posto di lavoro e l’aumento degli affitti, in particolar modo in città.

Da anni le istituzioni come Regione, Provincia e Comune applicano diversi provvedimenti riguardo l’emergenza abitativa, ma, dati alla mano, il fenomeno non è stato arginato. A quanto pare le politiche intraprese risultano errate, o quanto meno non sufficienti per rispondere concretamente all’emergenza. Una su tutte: l’assenza in città da due anni del bando ERP per la formazione della graduatoria di assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica. Bisognerà aspettare addirittura febbraio 2019.

Sono svariate le richieste proposte negli anni dai sindacati degli inquilini: dallo stop temporaneo degli sfatti durante il periodo invernale, all’aumento degli alloggi popolari, fino alla requisizione da parte del Comune degli stabili abbandonati da anni di proprietà di grosse società legati a grossi privati.

Per questi motivi ieri a Bergamo, come in tutta Italia, si sono tenute iniziative di sensibilizzazione, per trovare una risposta dignitosa a questa emergenza e per difendere il diritto all’abitare.

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