Repressione o socialità: quale strada per la sicurezza?

BergamoA Bergamo negli ultimi anni i reati sono diminuiti, come in tutta Italia. In particolare nella nostra città, rispetto al primo trimestre di un anno fa, c’è stato un calo del 15, 6%. L’assessore alla sicurezza Gandi, riconfermato alle ultime elezioni, a gennaio affermava che l’aumento di forze di polizia e controlli aveva contribuito ad abbassare il numero dei reati, così come l’incremento delle telecamere e l’introduzione del “Daspo urbano”, voluto dall’allora ministro dell’interno Pd Minniti.

Nel 2018 c’è stato un boom di arresti, emissione di daspo (88 in totale) e controlli e la giunta Gori è unanime nell’esprimere la propria soddisfazione. D’altra parte, il ministro dell’Interno Salvini si rivendica i risultati della diminuzione dei reati, imputandoli al suo decreto sicurezza, di recente approvazione.

E’ al segretario della Lega che Gori e Gandi si sono rivolti per chiedere un’estensione delle aree sottoposte a Daspo e un incremento del personale dei vigili urbani, secondo Gandi attualmente presenti in numero non sufficiente. Salvini non si è sbilanciato sulla possibilità di nuove assunzioni nel corpo di polizia locale, ma ha proposto l’introduzione del taser, la pistola elettrica già in fase di sperimentazione da inizio anno in alcune città d’ Italia, da dare in dotazione ai vigili. La giunta comunale non si è ancora espressa a riguardo (anche se in una recente intervista il vicesindaco ha sottolineato la necessità più che di taser di agenti preposti al controllo dei singoli quartieri), ma è necessario segnalare che il taser è a tutti gli effetti un’arma: infatti dal 2001, in Nordamerica, secondo Amnesty International il numero delle persone uccise dal taser supera il migliaio, e nel 90 per cento dei casi le vittime erano disarmate. In una città in cui i reati sono in calo, sorge spontaneo chiedersi se sia davvero necessaria l’introduzione di un tale dispositivo nelle mani degli agenti di polizia. L’associazione Antigone sta promuovendo una mozione da presentare ai diversi comuni, perchè le giunte si impegnino a non introdurre l’arma, come hanno già fatto altre città, tra le quali Milano; il 26 giugno, presso l’ex carcere di Sant’Agata, in città alta, è stata organizzata una serata informativa sul tema, in cui interverranno Valeria Verdolini dell’associazione Antigone e membri del comitato di cittadini e cittadine Bergamo Bene Comune.

Un modello di società, quello della giunta Gori, che ricorda molte delle proposte avanzate dalla Lega, che al concetto di sicurezza associa sempre quello di controlli, arresti, esclusione. Una città come Bergamo, una delle più sicure e vivibili del Paese, davvero necessita di tutte queste misure repressive e di controllo? Davvero i daspo urbani emessi contro ambulanti hanno reso più sicuri i cittadini? Davvero è necessario l’incremento di agenti di polizia armati di taser e telecamere?

I luoghi di incontro e socialità sono sempre più vincolati a un concetto di consumo e profitto, giovani e meno giovani riempiono i tavoli di bar e chiringuiti mentre le piazze rimangono vuote e spopolate; il centro città, soprattutto Città Alta, di anno in anno diventa sempre più a misura di tutismo di massa e sempre meno accessibile a tanti e tante abitanti. Insomma, da una parte abbiamo l’inasprimento dei controlli, dei daspo e delle “zone rosse”, dall’altro un modello di aggregazione preconfezionato e impostato secondo logiche di business ben precise; nel mezzo, solo la possibilità che cittadini e cittadine decidano, insieme, di vivere in modo diverso la propria città, rimettendo al centro una sicurezza fatta di contatti umani, inclusione e socialità autentica. Proprio a partire da questi presupposti, il comitato Bergamo Bene Comune ha lanciato i giovedì in piazza Carrara dalle 21, per ribadire che la sicurezza si costruisce con la socialità.

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