Due settimane senza elettricità: la realtà di via Monte Grigna

Bergamo – Nella palazzina liberata da ormai cinque anni dal Comitato di Lotta per la casa, in via Monte Grigna 11, nel quartiere di Celadina, ormai da ben dieci giorni si vive senza corrente. Martedì 6 agosto, infatti, Polizia Locale ed Enel sono entrati nella palazzina, forzando la porta d’ingresso e pretendendo di perlustrare tutti i dodici appartamenti della palazzina, e identificare chi, in quel momento, si trovava al suo interno. Tra questi, una famiglia con due figli minorenni a carico: alla madre è stata sin da subito proposta, da un agente della Locale, la casa famiglia, per lei e i figli. Data, però, la volontà della famiglia di restare unita, e dato il fatto che proposte del genere costituiscono un tempone temporaneo e non una reale soluzione per chi non ha una sistemazione, la famiglia non ha accettato.

Inoltre, cosa ancor più grave, Polizia ed Enel hanno rimosso i contatori dell’elettricità. Pare, infatti, che l’Enel il 24 luglio abbia segnalato alla Prefettura delle anomalie in quei contatori e che poi, una volta esaminata la situazione, si sia deciso di eliminarli fisicamente per una questione di sicurezza. Lasciando così, di fatto, tutti gli abitanti senza più corrente. Senza la possibilità di accendere la luce, di avere un frigorifero, di farsi una doccia calda. È ormai da dieci giorni che la situazione è questa, e chi vive al civico 11 va avanti con torce e candele appena viene buio.

COSA È SUCCESSO DOPO:
Lo stesso martedì 6, il Comitato di Lotta per la Casa lancia un’assemblea pubblica proprio in via Monte Grigna, assemblea partecipatissima nonostante la pioggia torrenziale di quella sera. Il giorno dopo, il Comitato, gli abitanti della palazzina e i tanti solidali si danno appuntamento davanti al Comune di Bergamo, con il fermo intento di ottenere un colloquio con l’amministrazione per chiedere chiarimenti e intenti riguardo l’intera faccenda, e solo dopo aver esercitato una certa pressione, il sindaco Giorgio Gori decide di parlare con due rappresentanti del Comitato. Un nulla di fatto, però: per il sindaco la situazione degli abitanti di via Monte Grigna 11 è di illegalità e dunque non si poteva fare altrimenti, viene addossata l’intera responsabilità alla Prefettura e viene fissato un incontro con la famiglia che risiede nella palazzina, incontro che si dimostra, ancora, la proposta di una casa famiglia, proposta fermamente rifiutata per gli stessi motivi già dichiarati il giorno prima. Gori prende tempo e dà al Comitato di Lotta per la casa un altro appuntamento più in là, ovvero per il 3 settembre.

Il Comitato organizza un’altra assemblea pubblica, anche questa molto partecipata, e anche una conferenza stampa, svoltasi giovedì 8 agosto. Alla conferenza si decide di spiegare ai giornalisti la storia dell’occupazione dell’immobile: nel 2014, infatti, il Comitato di Lotta per la Casa denunciava le allora 200 case vuote di proprietà comunale, nonostante l’emergenza abitativa dilagante, e l’amministrazione non si dimostrò interessata a risolvere il problema. Il Comitato decise, dunque, data la necessità oggettiva di diverse coppie, singoli e famiglie, di occupare il civico 11 di via Monte Grigna, che inizialmente doveva essere venduto. Occupandolo, e mettendo il più possibile a nuovo quei dodici appartamenti resi vivibili a spese delle famiglie e dei giovani che avevano deciso di entrarci, si dimostrò che non era svendendo gli immobili che si rimediava all’emergenza abitativa. Famiglie sfrattate, giovani incapaci di pagarsi un affitto perché sottopagati: questa la realtà che l’occupazione di Celadina ha portato a galla, realtà che il Comune ha ignorato per molto tempo. In cinque anni di occupazione, via Monte Grigna 11 ha dato casa a più di 50 persone.
Poco dopo, la palazzina venne inserita nella convenzione che il Comune stipuló con Aler, per la ristrutturazione e l’assegnazione delle case popolari. Durante la conferenza stampa, il Comitato di lotta per la Casa decide anche di far notare la differenza tra i civici 11 e 13 di via Monte Grigna, due civici differenti facenti parte, però, di un’unica struttura (il murales dell’artista internazionale Blu, coloratissimo, chiamato “Un tetto per tutti”, si trova sulla facciata del civico 13, quella che affaccia su via Daste e Spalenga, ed è, paradossalmente, un’opera che la stessa amministrazione comunale vanta come gioiello della città, nonostante sia di evidente supporto alla palazzina occupata). Il civico 13, insomma, disabitato, è del tutto inagibile. Abbandonato da ormai almeno quindici anni, al suo interno si trovano solo carcasse di piccioni, spazzatura e macerie. Così sarebbe stato anche il civico 11, se non fosse stato preso in mano e ri-abitato.

Nel weekend il Comitato organizza una grigliata, sempre nella via, e anche in questa occasione viene spiegata la situazione in cui si trovano ancora oggi gli occupanti. E si fanno alcune precisazioni.

#LENERGIANONCIMANCA: LA RISPOSTA A VALESINI E MARCHESI
In quei giorni, sui giornali locali appaiono alcune dichiarazioni dell’assessore all’edilizia residenziale pubblica Francesco Valesini e dell’assessora al patrimoni culturale Marzia Marchesi. Dichiarazioni a cui il Comitato di Lotta per la Casa risponde con un comunicato, pubblicato anche questo sui giornali bergamaschi, e che qui ripubblichiamo per intero:

“🔦CASE POPOLARI A BERGAMO E VIA MONTE GRIGNA 11🔦

🔦🔦🔦🔦🔦FACCIAMO LUCE🔦🔦🔦🔦🔦

Quando è tornata la luce (quella del sole☀️) in Via Monte Grigna 11, abbiamo letto le dichiarazioni dell’assessore all’edilizia residenziale pubblica Francesco Valesini e dell’assessore al patrimonio culturale Marzia Marchesi.

Siamo stupiti perché abbiamo scoperto che su temi che riguardano gli alloggi popolari ci sono le idee piuttosto confuse, in particolare da parte di chi politicamente ne ha la responsabilità in città.

Per questo abbiamo deciso di 🔦 FARE LUCE 🔦(la faremo con le torce visto che l’elettricità ancora non ce l’abbiamo) 🔦

➡️LUCE SU VALESINI:

Caro assessore,

Nel 2014 come Comitato di Lotta per la Casa abbiamo dato vita a una campagna di denuncia delle 250 case sfitte comunali, lasciate abbandonate dalla giunta di fronte all’emergenza abitativa dilagante.

Dopo l’inchiesta la giunta non mosse un dito e, spinti dalla necessità, abbiamo deciso di costruirci un’alternativa da soli: con singoli e famiglie sfrattate abbiamo autorecuperato un intero immobile (dichiarato, pur non essendolo, ‘inagibile’) al tempo sulla lista degli immobili da vendere, Via Monte Grigna 11.

Non a caso abbiamo scelto quella palazzina alienata: così non poteva più essere venduta. Non era e non è il caso di vendere alloggi popolari: c’è sempre un boom di richieste ogni volta che c’è un bando (basta pensare al bando di dicembre del 2018) e le assegnazioni non sono mai sufficienti per tutte e tutti coloro che ne fanno richiesta.

Nonostante questo il Comune ha già venduto molti alloggi popolari (solo in Via Monte Grigna l’intero civico 20 e la metà del civico 2) e anche altre case sono ancora in vendita (solo in Via Monte Grigna sono 13 gli alloggi tra il civico 18 e il 22 e poi due alloggi, uno al 26 e uno al 5, sono gestite oggi da agenzie immobiliari).

Il nostro “servizio alla collettività” è stato anche questo: mettere pressione a giunta, assessori e comune e farvi notare che a Bergamo risolvere l’emergenza abitativa deve essere una priorità politica. Non è vendendo alloggi popolari che si risolverà.
Inoltre abbiamo un “ruolo per la collettività” in quella via: abbiamo riattivato una rete sociale attenta ai bisogni di chi ci abita vicino. Venite in via Monte Grigna a chiedere (o leggete gli articoli dei giornalisti che ci sono venuti a trovare nei giorni scorsi).

➡️LUCE SU MARCHESI:

Cara assessora,

Lei dice che le case assegnate in un anno sono in media 170. Solo nel 2018 (data dell’ultimo bando pubblicato, a cui potevano partecipare solo nuclei familiari di massimo tre persone) la domanda è stata fatta da più di 850 famiglie. Insomma avete soddisfatto meno di un quinto della richiesta, senza contare che bastavano due figli per essere esclusi dal bando.

Certo, doveva essercene un altro, poco dopo, per le famiglie più numerose… doveva. Dov’è?

Siamo sicuri che il vero problema siano i 12 appartamenti di Via Monte Grigna 11? Quelli che in 5 anni hanno dato una soluzione concreta a più di 50 persone (di cui 11 minori) in emergenza abitativa?

Noi lo ripetiamo, senza timore: quando anche l’ultimo alloggio comunale sfitto verrà assegnato, saremo noi i primi a riconsegnare le chiavi di Via Monte Grigna 11 al Comune.

Ma come avrete capito, per ora, l’elettricità non c’è ma l’energia non ci manca.

Un abbraccio

Comitato di Lotta per la Casa – Bergamo”

COSA SUCCEDERÀ ORA:
Gli abitanti della palazzina, nonostante le evidenti difficoltà del vivere senza corrente, non hanno abbandonato via Monte Grigna 11. Anzi, basta guardare la pagina Facebook per vedere un’intensa attività, tra corsi di storytelling e continue iniziative. Staccare i contatori dell’elettricità (a tutti gli effetti un abuso, per chi vive in quell’edificio) non equivale esattamente a mettere in sicurezza una palazzina, così come invece hanno voluto dichiarare politici e Polizia. Le famiglie che nel corso degli anni si son ritrovate a vivere in occupazione non l’hanno fatto se non per concreta, reale necessità: l’alternativa era dormire per strada. E, occupando quei dodici appartamenti, non solo hanno dimostrato che le case c’erano, ed erano vivibili, ma hanno anche ridato vitalità a una via altrimenti spenta, a un luogo di degrado e abbandono che invece, con la loro presenza, si è animato con corsi, pranzi, concerti, cineforum, e tante altre iniziative volte a ricreare una rete sociale nel quartiere e nella via.

L’incontro del 3 settembre con il sindaco Gori potrà essere chiarificatore della situazione. Nel frattempo, alcuni abitanti di via Monte Grigna hanno voluto aiutare gli occupanti dando loro la possibilità di allacciare alla corrente delle proprie abitazioni almeno un frigorifero, e una ciabatta per caricare dei telefoni.

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