Il boss del carcere

BergamoNon si è ancora sgonfiato il polverone sul carcere di Bergamo, nell’occhio del ciclone da lunedì, quando è stato arrestato Antonino Porcino, da più di trent’anni direttore della struttura bergamasca e in pensione dal primo di Giugno. Anzi, le notizie che si susseguono giorno dopo giorno mettono in luce dettagli sempre più allarmanti, che prospettano l’esistenza di un vero e proprio “sistema di potere” parallelo all’interno del carcere, in cui pare che Porcino facesse il bello e il cattivo tempo, a suo piacimento.

Le accuse formali, per ora, riguardano i reati di corruzione, falso, peculato e turbativa d’asta. Stando a quanto emerso finora, l’indagine è iniziata ad Aprile del 2017, quando la Finanza e i Carabinieri di Clusone hanno ricevuto la notizia che l’imprenditore Gregorio Cavalleri, della impresa Cavalleri Ottavio SPA una delle cinque aziende che componevano la Bergamo Parcheggi (concessionaria per la  costruzione del parcheggio della Fara) e detenuto per truffa aggravata nell’ambito dei lavori di riqualificazione di un tratto della Salerno-Reggio Calabria, non era in carcere, come la Procura di Vibo Valentia aveva ordinato, ma nel reparto psichiatria dell’ospedale, grazie a certificati medici che riconoscevano uno “shock emotivo”. Il trattamento di favore ricevuto dall’imprenditore non è però un caso isolato: le indagini hanno messo in luce che anche altre figure abbiano usufruito di vantaggi, sia dentro che fuori la struttura carceraria; il procuratore di Brescia, Tommaso Buonanno, poteva godere di un tempo maggiore di visita al figlio, detenuto per rapina, anche se nei registri veniva segnata sempre un’ora. A finire tra gli indagati anche il consigliere regionale della Lega Malanchini e l’Assessora al turismo Magoni per voto di scambio.

Ma Porcino era anche reggente del Provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria in Lombardia, l’organo che si occupa di vigilare sulle carceri: sostanzialmente doveva auto controllarsi.

I fatti legati alla corruzione rischiano di essere l’ennesimo episodio di cronaca giudiziaria che a vari livelli, locale e nazionale, politico e amministrativo, si susseguono provocando sdegno, ma allo stesso tempo assuefazione di fronte a un sistema corrotto difficile da correggere. Basti pensare agli arresti che sono avvenuti soltanto a Bergamo, prima l’ex questore, poi il direttore dell’INPS, poi il direttore del carcere: ruoli importanti, persone che hanno in mano la vita di altre persone e che si dimostrano non certo all’altezza della loro grave responsabilità. Ma anche reati legati alla corruzione, perché il denaro a Bergamo abbonda e imprenditori criminali non mancano, e nemmeno i politici corrompibili sembrano merce rara.

Ma oltre alla corruzione questa volta c’è di più. Insopportabile è l’idea che una prigione piena oltre ogni ragionevolezza, sia stata il luogo dove i detenuti e le detenute abbiano dovuto subire un’autorità senza limiti, la discrezionalità di un direttore effettivamente onnipotente, tanto da usare i secondini per i lavori nella propria abitazione e di allentare o rafforzare le misure di sicurezza a proprio piacimento.

E’ probabile che gli unici a non essere stupiti delle vicende giudiziarie di Porcino siano proprio i detenuti che hanno avuto la sfortuna di provare sulla propria pelle il suo potere: a questi Porcino non elargiva alcun favore, ma anzi giocava con le regole privandoli anche di diritti basilari; le testimonianze parlano di abusi piccoli ma quotidiani, continui: lettere fatte sparire perché “arrivava troppa posta”, divieto di utilizzare radio o lettore mp3 per il timore che i detenuti si collegassero a internet (!), discrezionalità nell’accesso alla biblioteca anche durante l’ora d’aria, in modo che qualcuno ne rimanesse escluso…

Loro sono quelli che Porcino forse l’hanno conosciuto meglio e chissà quale è stata la reazione di fronte alla notizia del suo arresto? Per 33 anni ha fatto quello che voleva e ora, dopo che se ne era andato in pensione da soli undici giorni, eccolo finire in una cella. Felicità per vedere il proprio aguzzino che cade dal trono? Rabbia perché lo hanno fermato troppo tardi?

Se non è vero che “la legge è uguale per tutti”, ancora meno lo è il carcere, ennesimo amplificatore di disuguaglianze sociali; proprio per questo, il ruolo giocato dall’ex direttore appare ancora più meschino: debole con i forti e forte con i deboli, in un sistema come quello carcerario in cui queste differenze appaiono in tutta chiarezza.

 

One Response

  1. dario cangelli
    dario cangelli at |

    guarda caso dove si gratta salta fuori il parcheggio della Fara

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