Israele e il pressapochismo del consiglio comunale di Bergamo

Con 26 favorevoli, due astenuti e un solo contrario il consiglio comunale di Bergamo ha approvato, il 26 ottobre, un ordine del giorno che critica la risoluzione dell’Unesco sui territori occupati della Palestina. Durante la seduta il consigliere Ribolla della Lega ha detto stupito: “Ogni tanto qualcosa mette d’accordo anche me e Paganoni”. Simone Paganoni (Patto civico – Lista Bruni) è proprio colui che ha proposto l’ordine del giorno (urgente) che è passato quasi all’unanimità: un fatto che evidenzia come a Palazzo Frizzoni su determinati argomenti il pressapochismo regni indisturbato.

La risoluzione, proposta da sette paesi (Egitto, Algeria, Marocco, Libano, Oman, Qatar e Sudan), ha l’obiettivo (come si legge nel testo) di “tutelare il patrimonio culturale della Palestina” e di alcuni suoi luoghi. Uno di questi è la collina su cui è situato il complesso religioso di Gerusalemme, la cosiddetta Città Vecchia, un importante sito religioso considerato sacro dalle principali religioni monoteiste. Duemila anni fa qui sorgeva il Tempio di Salomone, il principale luogo sacro per gli ebrei, distrutto dai Romani nell’assedio di Gerusalemme del 70 d.C e mai più ricostruito. Del Tempio rimane solamente un muro esterno, il cosiddetto “Muro del pianto”. A pochi metri sorge la Cupola della roccia e la moschea di al Aqsa, costruita nel luogo dove secondo l’Islam il profeta Maometto è salito in cielo. Infine a poca distanza dalla Spianata è situata invece la Basilica del Santo Sepolcro, dove secondo i cristiani Gesù Cristo è stato seppellito e poi risorto.

 

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Per Simone Paganoni il documento dell’Unesco “disconosce i legami storici di ebrei e cristiani con i luoghi santi della Città vecchia di Gerusalemme, citando il muro del pianto solo con il termine arabo musulmano e definendolo soltanto come luogo santo musulmano e non giudaico-cristiano”. Già solo da questa frase si comprende che il testo della risoluzione (di sole cinque pagine) non è stato neppure letto di sfuggita.

All’articolo 3 infatti è scritto: “Affermando l’importanza che Gerusalemme e le sue mura rappresentano per le tre religioni monoteiste, affermando anche che in nessun modo la presente risoluzione, che intende salvaguardare il patrimonio culturale della Palestina e di Gerusalemme Est, riguarderà le risoluzioni prese in considerazione dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e le risoluzioni relative allo status legale di Palestina e Gerusalemme…”. Non c’era dunque alcuna ragione di accusare la risoluzione di voler negare il legame di ebrei o cristiani con quei luoghi.

Ovviamente i consiglieri comunali di Bergamo sono in buona compagnia: diversi sono stati gli esponenti politici, italiani e non solo, che hanno gridato allo scandalo senza neanche spendere circa dieci minuti nella lettura della risoluzione. A partire dal presidente del Consiglio Matteo Renzi, che si è detto pronto a “rompere con l’Unione Europea” sulle risoluzioni che penalizzano Gerusalemme.

Ma il problema qui non riguarda soltanto la lettura della risoluzione, ma anche alcune nozioni di storia che, purtroppo, vengono (più o meno volontariamente) accantonate nel nome della dichiarazione politica scottante. Israele, piaccia o non piaccia, è una potenza occupante da cinquant’anni, anche secondo l’Onu.

E’ stato proprio l’Organizzazione delle Nazioni Unite a prevedere l’internazionalizzazione di Gerusalemme nel 1947 e, nel 1948, dopo la guerra, la città fu divisa tra Israele (la cosiddetta “Città nuova”, la sua parte occidentale) e la Giordania (la cosiddetta “Città vecchia”, la sua parte orientale dove sorge la Spianata delle Moschee). La comunità internazionale continuò a richiedere l’internazionalizzazione della città, ma Israele già nel 1949 proclamò sua capitale Gerusalemme ovest. Durante la guerra dei Sei giorni del 1967, l’esercito israeliano invase e occupò anche Gerusalemme est, dichiarando tutta la città sua capitale eterna e indivisibile. Nel 1980, questo nuovo status di Gerusalemme fu unilateralmente inserito da Israele nella sua «Legge fondamentale», dichiarata dal consiglio di sicurezza dell’Onu priva di validità e considerata una violazione del diritto internazionale.

C’è anche un’altra questione poi, che riguarda chi vive quelle zone. Per quanto ci si possa stracciare le vesti nella difesa di un presunto Stato democratico di Israele, resta il fatto che il suo esercito non si è mai fatto scrupoli ad attaccare i civili, come dimostrato dall’ultima operazione israeliana “Margine protettivo”, che aveva l’obiettivo di fermare i razzi lanciati dalla Striscia di Gaza verso Israele e distruggere i tunnel “offensivi” di Hamas. Tutto comincia l’8 luglio 2014 e dura appena 51 giorni. Il bilancio delle vittime palestinesi, secondo fonti locali, fu di 2136 morti e quasi 11 mila feriti: secondo l’Onu, almeno 491 bambini sono rimasti uccisi. Sul versante israeliano, sono morti 64 militari e 5 civili.

Al di là delle questioni politiche o di partito, del fastidio che possono provare i nostri consiglieri comunali o, addirittura, il premier Renzi, Israele continua a occupare la Palestina indisturbato. La risoluzione approvata dall’Unesco, nonostante la gravissima situazione vissuta dai cittadini palestinesi in quei territori (in particolare nella Striscia di Gaza), non avrà nessun tipo di conseguenza economica o politica. E’ un atto simbolico e riferito al patrimonio culturale di quelle zone che, piaccia o non piaccia, è anche palestinese.

Consigliamo quindi a tutto il consiglio comunale di Bergamo non solo di leggere la risoluzione ma anche l’articolo apparso su Il Manifesto qualche giorno fa. L’autore è Moni Ovadia, l’argomento è la risoluzione, la riflessione riguarda l’importanza delle parole (e anche della lettura):
http://ilmanifesto.info/israele-palestina-la-verita-del-documento-dellunesco/

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